lunedì 26 agosto 2019

I Formaggi Dop del Piacentino

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L’arte dei casari è già presente in terra emiliana nell’anno Mille; all’inizio si produceva un formaggio a pasta morbida che aveva la funzione di conservare il latte e le sue proteine.

I formaggi del territorio incominciarono ad essere stagionati non appena ci si rese conto che mantenevano intatti i principi nutritivi del latte; inoltre il loro sapore arricchiva quello di altri cibi.

E difatti, già nel Quattrocento, nella famosa Summa Lacticinorum, il primo trattato sui latticini, si parla dei formaggi piacentini come i pochi in Italia degni di nota.

A ragione perché questi formaggi, da quando esistono, sono stati oggetto di notevoli successi e la loro fama si è diffusa ben al di fuori dei confini di produzione.

I formaggi DOP del Piacentino

Con il termine prodotti tradizionali ci si riferisce a prodotti di nicchia che, oltre ad un alto valore gastronomico, hanno anche una forte valenza culturale.

Si tratta di realtà produttive per le quali la protezione comunitaria non risulta applicabile, e tuttavia si ritiene necessario intervenire per arrestare il fenomeno della loro scomparsa.

Le Regioni hanno il compito di predisporre ogni anno l´elenco dei prodotti tradizionali, e di accertare che i metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura siano praticati, sul proprio territorio, in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai venticinque anni.

Questo elenco è rappresentato da un censimento di prodotti; ma la lista è aperta e revisionabile di anno in anno; la presenza in elenco, in alcuni casi, può costituire il primo passaggio per avviare il procedimento di riconoscimento comunitario del marchio Dop o Igp.

La normativa è stabilita dall’art. 8 del Decreto Legislativo 173/98 con cui il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha inteso favorire la valorizzazione del patrimonio gastronomico, promuovendo le produzioni agroalimentari italiane.

In seguito, con il Decreto Ministeriale 350/99, sono state determinate le norme per l’individuazione dei prodotti tradizionali. I metodi produttivi, seguiti in maniera omogenea, secondo regole tradizionali, da almeno 25 anni, sono il requisito fondamentale richiesto.

La Regione Emilia Romagna, con la deliberazione della Giunta regionale 1800/2000, ha recepito le indicazioni ministeriali e ha stabilito i criteri attraverso cui compiere le istruttorie utili all’inserimento dei prodotti in elenco.

Per quanto riguarda l’immissione sul mercato di tali prodotti, si segnala che essi non possono fregiarsi della qualifica “tradizionale” ma si devono limitare al riferimento all’elenco suddetto e alla normativa che lo origina.

Una delle finalità di questa normativa è la possibilità, in alcuni casi, di avere accesso alle deroghe alla normativa sanitaria per consentire la salvaguardia di processi produttivi consolidati dal tempo ed igienicamente ormai sicuri, sebbene non in linea con le attuali prescrizioni sul trattamento dei prodotti alimentari.

Con l’apposito Decreto il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali aggiorna ogni anno l’elenco dei prodotti agro-alimentari tradizionali italiani. Le categorie ammesse sono: bevande analcoliche, distillati e liquori, carni fresche e loro preparazioni, condimenti, formaggi, frutta, paste fresche e prodotti di salumeria, panetteria, biscotteria, pasticceria e confetteria.

Il primo elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani, pubblicato con Decreto Ministeriale il 18.7.2000, conteneva un solo prodotto piacentino: l’Aglio bianco piacentino. In seguito la Provincia di Piacenza ha intensificato le ricerche storiche sui prodotti e, in collaborazione con il Consorzio salumi tipici piacentini, ha presentato alla Regione Emilia Romagna documentazione, proposte e schede per poter inserire altri prodotti nell’elenco nazionale. Anche i Comuni di Podenzano e di Pianello Val Tidone presentato le loro domande.

La Regione Emilia Romagna ha approvato l’elenco dei prodotti proposti e lo ha trasmesso al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Il Ministero ha eseguito a sua volta la propria istruttoria, inserendo in elenco, a più riprese, i prodotti piacentini.

Dopo alcune fasi di approvazione sono stati inseriti nell’elenco del Ministero ben 96 prodotti piacentini (esclusi alcuni che sono presenti in tutta la regione). Una tale quantità rappresenta un vero primato a livello nazionale; infatti Piacenza è l’unica provincia con un numero così elevato di prodotti.
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