mercoledì 11 dicembre 2019

Raffaello. La Madonna Sistina

di Marco Carminati, Antonella Gigli e Stefano Zuffi, Torino, Allemandi, 2013

Raffaello. La Madonna Sistina

Promosso dalla Banca di Piacenza, il volume ripercorre le vicende del celebre dipinto commissionato a Raffaello da papa Giulio II tra il 1512 e il 1513 per il ricco monastero di San Sisto di Piacenza, esposto nel 1514 sull’altare maggiore della chiesa in occasione della inaugurazione del nuovo edificio progettato dall’architetto Alessio Tramello. Piacenza - lo ricordiamo - ha tributato un omaggio anche con una mostra, organizzata a palazzo Farnese dal Comune di Piacenza e dall’Ente Farnese, dal titolo “Un Raffaello per Piacenza”, che ha avuto un notevole riscontro di pubblico.
In questo volume, dalla pregiata veste grafica ed iconografica, Stefano Zuffi delinea il ritratto del committente Giulio II della Rovere, che fece una delle ultime richieste al pittore prediletto. Il veder nascere la Madonna Sistina dal pennello di Raffaello «deve essere stata una consolazione interiore per il papa, arrivato alle soglie della settantina, amareggiato e quasi fisicamente piegato dal fallimento dei progetti di conquiste militari e di espansione del territorio petrino». Antonella Gigli ripercorre attentamente le vicende del capolavoro nei commenti e nelle osservazioni di alcuni storici, dal manoscritto di Pier Maria Bernardino Colombo Principi di Casa Farnese 1545-175, coevo alla vendita del dipinto, al prezioso libretto del monaco benedettino Felice Passero del 1593 Sito lodi e prerogative del riverendo monasterio di San Sisto di Piacenza con le vite de’ Santi ch’ivi riposano agli scritti più recenti.
Marco Carminati Largo al grande Raffaello! Il dipinto da Piacenza a Dresda ripercorre le vicende successive al 1752, allorquando per far fronte a gravi debiti contratti dal monastero, i monaci alienarono il capolavoro di Raffaello, che entrò a far parte delle collezioni del principe Augusto III, re di Polonia ed elettore di Sassonia. E dopo «duecentoquaranta anni di tranquilla e un po’ appartata permanenza a Piacenza, la Madonna Sistina viene dunque portata a Dresda» - scrive Stefano Zuffi ne Il quadro più famoso del mondo - «dalla penombra profumata di cera e d’incenso del coro di San Sisto passa alla piena luce, fra lo scintillio dei candelabri, i riflessi delle porcellane, la gloria sonora, la celebrità di una delle più ambiziose corti mitteleuropee». E poi via via ecco delinearsi le altre vicende ricostruite dagli autori: «dall’arrivo trionfale alla corte di Dresda fino alle vicende degli anni Cinquanta, per due secoli il mondo culturale internazionale ha visto nella pala di Raffaello un punto di riferimento sentimentale e poetico di incomparabile significato». E se in Europa la Madonna fu vista per molto tempo con sussiego, come una capolavoro intangibile ammantato di un’aurea divina, il pragmatismo commerciale americano ne individuò un elemento di comunicazione molto forte (famosissimi sono diventati gli angioletti).
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