domenica 8 dicembre 2019

Visitare il Piacentino: Castell'Arquato

paesaggio d'incanto Medioevale

Visitare il Piacentino: Castell'Arquato
Arroccato sulle prime alture della Val d’Arda, avvolto in un magico paesaggio da sogno, uscito fuori indenne e intatto dal Medioevo, come se non fossero passati questi lunghi secoli, Castell’Arquato porta l’odore del tempo immemorabile in cui il mondo era Roma, nulla più.
Roma e il Medioevo hanno lasciato il loro segno nelle fattezze di questo bellissimo borgo, oggi frequentata ed apprezzata mèta turistica.
Il centro storico, che sorge alla sinistra del torrente Arda, conserva intatta la struttura tipica delle cittadine medievali, con le sue strade acciottolate, i tetti addossati e le antiche case arroccate e ben conservate.
Andare ancora più indietro nel tempo sembra a volte impossibile, anche con l’aiuto della più fervida immaginazione, ma sotto alle pietre di un epoca che sa di avanticristo, un altro strato di storia non ha potuto rimanere nascosto. Castell’Arquato e il suo territorio furono il “golfo delle balene”, da cui affiora l’idea di qualcosa di talmente remoto che il fascino si confonde con la paura.
Ancora prima di tutto quello che ci possiamo figurare, qui c’era un lembo di mare, parte di quell’acqua che univa Atlantico e Mediterraneo senza soluzione di continuità e qui vivevano sott’acqua alghe e cetacei, che hanno lasciato i loro scheletri antichissimi nei depositi di fango ed argilla. Argilla e arenaria erano il fondo di quel mare dimenticato che, a poco a poco, prima ancora che Roma e tutta la nostra civiltà potessero nemmeno sognare di esistere, evaporò, lasciando depositi calcarei e di arenaria, che poi divennero la fornace con cui sono state costruite le bellezze architettoniche su cui oggi posiamo ancora i nostri piedi.
Risvegliandosi da questo sogno così antico, agli occhi appare oggi il borgo come poteva essere duecento anni prima di Cristo, ancora prima della fondazione della colonia di Placentia: si presume infatti che fosse un castrum militare della prima colonizzazione romana, edificato per tenere sotto controllo la belligeranza tra liguri e romani.

Probabilmente era una costruzione militare, edificata sullo sperone di roccia dove oggi si scorge la Rocca Viscontea, circondata da un piccolo borgo rurale, che viveva di coltura di vini e cereali e godeva della posizione favorita di dominanza sulla rete di comunicazione.
L’organizzazione del centro era presumibilmente di ordine militare; aveva la curtis, ovvero l’organizzazione del lavoro agricolo, la curia e la pieve, rispettivamente l’amministrazione della giustizia e della vita religiosa.
Il suo nome deriva forse da Caio Torquato, che ne fu titolare di presidio, per poi trasformarsi nel nome attuale; di certo si sa che fu nelle mani di un potente signore locale di origini longobarde, chiamato dagli storici Magno.
Quest’ultimo edificò case in pietra, diede al borgo rurale una struttura urbanistica e sotto al suo dominio venne edificata anche la famosa Collegiata. Magno morì senza eredi prima dell’anno Mille e il territorio venne interamente lasciato al vescovo di Piacenza. Da allora è stato sempre parte integrante del territorio piacentino, rappresentando un punto di dominio sulla Pianura Padana, per gli sbocchi provenienti da Borgotaro, da Bardi e dal passo della Cisa.

Con Piacenza ha, in seguito, condiviso la storia, attraversando anche i periodi bui delle carestie e delle pestilenze, come quella indimenticabile del IV secolo d.C., come pure i periodi di ricchezza e vitalità, tra i quali quello di fine primo millennio, in cui era sede di importanti fiere, dove venivano scambiati beni agricoli, olio, bestiame, cereali e vino.
Le sue mura hanno visto passare tante vicende e dominazioni, da quella vescovile (789 – 1220 d.c.), agli Scotti e Visconti (dal 1220 al 1450), a quella degli Sforza (fino all’inizio del 1700).
A quest’ultima dominazione fa seguito, nel 1707, l’appartenenza ufficiale del borgo al Ducato di Parma e Piacenza e i suoi signori diventano i Farnese e i Borbone.
Fino al 1860 è poi parte del patrimonio di Maria Luigia d’Austria, prima di essere annesso al Regno di Savoia.
Di tutta questa lunghissima storia nessun granello è andato perso nella materia di cui è fatto questo piccolo paese. Ancora integro come immortalato nel momento del suo più grande splendore, quello medievale, è simboleggiato dalla sovrastante Rocca Viscontea, costruita nel 1345 con funzione di difesa, sulle fondamenta del precedente castrum romano.

La Rocca Viscontea e la Collegiata
E’ la Rocca Viscontea la costruzione più maestosa e imponente che al visitatore appare quando, salendo a piedi per l’antica via in ciottoli, chiamata “dell’assolata”, giunge nell’ampia antica piazza. Alla fine del cammino il potente bastione si erge come un gigante sulla valle, interamente in mattoni a vista e sovrastato da merletti a coda di rondine, con le sue piccole feritoie che un tempo erano il passaggio di frecce e pesanti lance.
Entrando nell’intimità del borgo, gli occhi non hanno che da stupirsi per la sua affascinante vecchiezza e per il suo profumo di storia.
Le case in pietra, tutte addossate, le strade acciottolate che raccontano il passaggi dei carri, archi e cancelli e inferriate in ferro battuto, lanterne ancora ai muri come mille anni fa; e poi piccoli giardini preziosi nascosti dall’abbraccio della case.

Un altro gioiello, risalente all’ottavo secolo d.C. è la famosa Collegiata, già nominata in documenti storici nel 756, come chiesa con funzione di pieve battesimale. Fu vittima di un violento terremoto nel 1117 e ne subì grossi danni; nel 1122 venne ricostruita e riconsacrata.
La facciata, di semplice concezione se paragonata alla maestosità dell’edificio, si volge ad Occidente ed è interamente costruita in pietra arenaria, interrotta nella sua continuità solo da un piccolo portale, da una bifora e da un’apertura a forma di croce alla sommità.
Sul lato opposto, quello orientale, vi sono le absidi: la maggiore presenta alla sommità una loggia di aperture a tutto sesto, mentre quelle minori sono coronate da archetti pensili, anch’esse costruite in tufo e arenaria.
Notevole è il portale per accedere al portico posto ad ovest, chiamato “portale del paradiso”, pure in arenaria, costruito alla fine del XII secolo. L’arcata è riccamente decorata con colonnine reggenti archi a tutto sesto, che proteggono la lunetta ove è scolpita la Madonna col Bambino; alla base dell’architrave due telamoni accovacciati sono il sostegno di questa bellissima impalcatura.
Entrando, l’ambiente che accoglie è semplice e luminoso, formato da tre navate: quella centrale è sormontata da un soffitto in travi di legno, quelle laterali da volte a crociera e a botte. Particolari che meritano attenzione sono la cappella di San Giuseppe, la cappella di Santa Caterina, il chiostro e la fonte battesimale.

Questa piccola perla della Val d’Arda, densa di meraviglie e sorprendenti visioni anche di carattere ambientale e paesaggistico, serba in sè altri tesori, come il Palazzo del Podestà, la Torre Farnese, il Museo Geologico e l’Ospedale Vecchio. E non solo…

Rossi Roberto
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