domenica 8 dicembre 2019

Pacifico Sidoli

apparteneva ad una famiglia di artisti

Pacifico Sidoli
Pacifico Sidoli, vide la luce nel 1868 a Rossoreggio di Bettola, apparteneva ad una famiglia di artisti, i suoi fratelli erano Nazzareno e Giuseppe.
Acquisì buona fama grazie al tratto fine e sciolto che usava nelle sue opere, studiò al Gazzola di Piacenza e Pollinari Bernardino fu suo maestro.
Giovanissimo, fu segnalato dai giornali locali anche per l’attività di restauratore. Nel 1892 ebbe la prima commissione pubblica, per la chiesa piacentina di Sant’Eufemia eseguì il “S. Folco Scotti”.
Dipinse anche il ritratto di Bernardino Pollinari, acquistato dell’Istituto Gazzola alla sua morte.

Da giovane, (verso il 1900), si recò a Parigi dove espose con Previati e Segantini ai Salons, i suoi pastelli e acquerelli furono ben accolti e collezionati. Divenne un apprezzato ritrattista grazie alla sua capacità di interpretare il soggetto e di esaltarne la personalità senza mai usare toni forti nel dipinto.
Tenne molte mostre personali a Parigi, Londra e Strasburgo, partecipò alla biennale di Venezia nel 1912 e queste furono occasioni per ottenere commissioni da personalità di varia estrazione sociale.
Dipinse nel 1913 a Piacenza, anche a tempera e ad affresco, il soffitto del palazzo della Banca Cattolica di S. Antonino ora Poste centrali. Molte sono le sue opere conservate nelle varie collezioni pubbliche e private.

Molti sono i suoi lavori da segnalare, tra i suoi lavori scolastici ricordiamo un “San Giovannino” e un “Paggio del 500” (1891) conservati presso l’Istituto Gazzola, nella sede piacentina della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza è esposta la “Madonna della Pace” (1918) e presso la Galleria Ricci Oddi il ritratto del critico d’arte “Luigi Fassi” (1904), che scrisse molto e con lode di Pacifico Sidoli.
Da ricordare che gli autoritratti documentano tutto l’arco della sua vita. Tra le pale d’altare sono da menzionare il “San Gallo che guarisce un bambino indemoniato” (1895), nella chiesa abbaziale di Monastero Val Tolla, e l’Assunta (1903) nel Duomo di Stradella.
Con il suo definitivo rientro in Italia, nel 1930 a Milano, apre uno studio molto frequentato da ammiratori e mercanti, negli anni 60 ritornò nella città natale dove si spense nel 1963.
La Galleria Ricci Oddi, nella primavera del 1996, gli dedicò un’antologia corredata da un catalogo che si può considerare una vera e propria monografia.
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