giovedì 19 settembre 2019

Piacenza da vedere: il Teatro Municipale

fu battezzato dapprima Teatro Commutativo

Piacenza da vedere: il Teatro Municipale
La costruzione del teatro, sorto sull'area del Palazzo Landi Pietra ormai in disuso, fu promossa da un gruppo di aristocratici piacentini, per sostituire quello presso la Cittadella, distrutto da un incendio alla vigilia del Natale 1798.
Il piano fu approvato dall'Amministratore generale Moreau de Saint Mery, governatore per conto di Napoleone, a condizione che le spese fossero sostenute dalla committenza aristocratica, che si impegnava inoltre a rendere pubblico l'edificio dopo dieci anni.
Il progetto fu affidato a Lotario Tomba (Sarmato 1749 - Piacenza 1823), un architetto di tendenze neoclassiche che si era già segnalato nella sistemazione della facciata del Palazzo del Governatore e del coro di S. Maria di Campagna.

L 'edificio, iniziato nel 1803, fu solennemente inaugurato il 10 settembre 1804. L'impresa edilizia, realizzata in breve tempo durante la dominazione francese, partecipa a quel clima di fervore che portò alla progettazione dei più straordinari edifici di questo genere, il Teatro della Fenice di Venezia, del S. Carlo di Napoli, della Scala di Milano.
Proprio quest'ultimo teatro, costruito tra il 1776 e il 1778 da Giuseppe Piermarini (Foligno 1734-1808) costituì un imprescindibile modello di riferimento per l'edificio piacentino.

Grande risalto è dato, all'interno, allo spazio per il pubblico, articolato in due ordini di palchi e due di gallerie, sormontati dal loggione e dall'ampia platea. L 'adozione della pianta ellittica, rispetto alle più consuete platee a ferro di cavallo della Scala di Milano o del Regio di Parma, ha permesso di raggiungere valori acustici e visivi ottimali.
Reso pubblico da un decreto di Maria Luigia de11816, fu battezzato Teatro Commutativo.

Dieci anni più tardi Alessandro Sanquirico (Milano 1777 - 1849), celebre scenografo della Scala di Milano, fu incaricato di decorare il proscenio, la grandiosa volta e un grande sipario. Allo stesso Sanquirico si deve la costruzione della facciata neoclassica, impostata, con alcune modifiche, sulla base del progetto del Tomba, che si caratterizza per il sobrio porticato a bugnato, con la parte centrale proiettata in avanti e sormontata, ad un livello più arretrato, dal timpano impostato su colonne ioniche (1830).

Altri interventi, che coinvolsero l'organizzazione degli spazi sussidiari, furono eseguiti nel 1857 dal piacentino Paolo Gazzola (1787 -1858); in quest'occasione Gaetano Albertelli decorò l'atrio, Girolamo Magnani (Fidenza 1815-1889) progettò la decorazione della volta della platea eseguendone i chiaroscuri, mentre Paolo Bozzini (Piacenza 1815-1892) decorò i quattro medaglioni.
Anche nel corso del novecento furono apportati alcuni cambiamenti: nel 1938 - 39 furono abbattuti i tramezzi dei palchi nel terzo e quarto ordine, creando due gallerie, mentre negli anni '70 si sono potenziati i servizi.
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