lunedì 21 ottobre 2019

Il castello di Sarmato

nel centro del paese è imponente e ben conservato

Il castello di Sarmato
È presumibile che un borgo fortificato esistesse già nell'anno 1216, quando nel giorno di Pentecoste vi si riunirono le milizie piacentine e milanesi prima di muoversi verso i fortilizi pavesi.
Il castello di Sarmato costituì infatti, assieme a Castel San Giovanni e a Borgonovo uno dei più importanti avamposti preposti dalla guelfa Piacenza alla difesa della Val Tidone contro le incursioni nemiche, non escluse quelle sferrate dalla ghibellina Pavia. Nel 1270 il Castello, tenuto dai Pallastrelli, fu gravemente danneggiato da Ubertino Landi, signore di Bardi, in una delle sue scorrerie.
Nel 1376 signore di Sarmato, per conto di Galeazzo Visconti, è Bartolomeo Seccamelica, ma nei primi anni del secolo successivo il castello appartiene agli Scotti cui però è conteso dalla famiglia rivale degli Arcelli.
Arresosi a Francesco Carmagnola, occupato da Luigi Dalverme, implicato nella lotta tra gli Sforza e i Visconti per il possesso del ducato milanese e della stessa città di Piacenza, il castello ritorna definitivamente in possesso di Alberto Scotti che muore a Milano nel 1463.
A questa nobile famiglia, che nel 1517 partecipò con tre galere alla battaglia di Lepanto, rimase fino alla sua estinzione, avvenuta nel 1863. In tale data per successione il castello passò ai conti Zanardi Landi che lo conservano tuttora.
Il complesso castrense è racchiuso entro il perimetro quadrangolare delle mura, già circondato dal fossato, in buona parte conservate insieme a due torri angolari e all'imponente ingresso meridionale costituito da un rivellino merlato con porta carraia e pusterla, entrambe già munite di ponte levatoio; doppie cannoniere laterali permettevano la difesa con tiro radente.
Altri due ingressi fortificati si conservano sui lati orientale e occindentale, il primo dei quali è oggi sede del municipio.Il lato nord le cui mura hanno un andamento spezzato è occupato dalla Rocchetta, che doveva respingere gli attacchi provenienti dal Po, trasformata in residenza di campagna nel secolo scorso, con ampi saloni voltati e decorazioni d'epoca.
Sempre a Nord, ma più arretrato sorge il Castello vero e proprio con torre angolare puntata verso l'angolo nord-ovest e l'alto mastio in posizione interna, articolato attorno ad un cortile già chiuso su tutti i lati ed ora aperto a Sud; conserva tratti delle cortine originarie con la tipica cornicie a denti di sega sotto la merlatura e finestre ad arco acuto.
All'interno si susseguono ampi saloni, in parte voltati e in parte cassettonati, piccoli salotti, camere da letto, tutti arredati con mobili d'epoca.
Lungo la strada interna del Borgo sorge pure la sicentesca chiesa dedicata a S.Carlo Borromeo, dalla lineare facciata racchiusa tra lesene angolari e timpano superiore con all'interno un'unica navata coperta a volta.
In questo complesso si intrecciano la storia e la leggenda di San Rocco, di San Gottardo Pallastrelli e San Giacomo di Compostela; di quest'ultimo è conservata la statua nel borgo fortificato per le devozioni dei Romei che qui si fermavano lungo il pellegrinaggio verso Compostella. Sarmato, nel medioevo, è un nodo importante da transito della via Francigena.
Quest'ultima coincideva da Ovest a Est con la strada Romea e da Sud a Nord lungo la direttrice di Borgonovo, con i porti fluviali di Veratto e di Sarmato.
In località Bettola, il cui toponimo ricorda da tempi immemorabili la presenza di una locanda con stallatico, sull'incrocio di questi passaggi, quasi a protezione dell'ingresso principale del paese, i sarmatesi vollero che fosse eretta una piccola cappella.
Essa, nel tempo, ebbe a subire numerose trasformazioni, romanica nella parte posteriore più antica, con abside ogivale, e gotica nella parte anteriore con archi acuti e decorazioni in terracotta del sec. XIV, aperta e foggiata a portico per riposo dei pellegrini.
All'interno vi era certamente collocata la statua di San Giacomo, attualmente conservata nel ricetto del castello.
La mappa napoleonica riporta ancora questa funzione del fabbricato prospicente la via Emilia, denominato "Casino" ovvero piccola casa.
L'attuale assetto , che non nasconde le sue caratteristiche di rilevante importanza artistica, risale ai primi decenni del XIX secolo.
Questo edificio costituisce, di fatto, il biglietto da visita del paese e richiederebbe un intervento di salvaguardia e rivalorizzazione, nell'ambito del patrimonio artistico locale.
Resta tuttora una significativa testimonianza della secolare ospitalità dei saramtesi che non a caso hanno scelto come patrono un Santo pellegrino, che ricordano Gottardo che si fece pellegrino e San Giacomo apostolo che in Compostella ha richiamato milioni di pellegrini ed è venerato con l'iconografia classica di un viandante.il

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