lunedì 26 agosto 2019

Farini d'Olmo

visita a Farini d'Olmo

Farini d'Olmo
Si tratta di un comune che raccoglie in sé luoghi e frazioni di particolare interesse ambientale e paesaggistico. Non eccelle per edifici storici ed architettonici, ma ha dalla sua un territorio veramente piacevole per gli amanti della natura, delle passeggiate, delle escursioni. Le località che Farini amministra sotto il suo comprensorio vanno a lambire la provincia parmense, con Groppallo, dominato dai 1355 metri del Menegosa, che confina con Bardi.
Mentre si stende circondato dalle vette dell’Aserei (1432 mt.), dell’Albareto (1255 mt.) e del Rocchetta (1109 mt.) il piccolo borgo di Mareto, un tempo meta anche per gli amanti dello sci, con impianti di risalita ormai smantellati.
Salendo oltre, dirigendosi ancor più su, nella più alta Val Nure, l’aria comincia a profumare di salsedine, il mare della Liguria comincia così a farsi sentire, con sensazioni che mescolano odori e purezza dell’alta montagna con flussi di tipico carattere marino.

Qui a Farini la storia risale all’epoca romana ed è quella dei luoghi storicamente di passaggio.
Fu teatro di scontri fra le più note e potenti famiglie del tempo, dei Pallavicino e degli Arcelli, degli Scotti, dei Visconti e degli Anguissola.
Ma anche dei Caracciolo che dominarono il borgo per ben trecento anni, dal 1400 al 1700. Mentre risale alla seconda metà dell’Ottocento la costituzione di Farini d’Olmo comune.
Circondato dalla natura, che conserva per ampi tratti una sorta di anima selvatica, era caratterizzato da un nucleo abitato sviluppato per lo più sulla riva sinistra del Nure. Negli anni a venire il centro si è notevolmente sviluppato ed oggi il paese si è esteso anche sull’altra sponda del torrente. Non vi sono, come detto, edifici di particolare interesse.
Il Municipio e la chiesa parrocchiale di San Giuseppe che presenta al suo interno una Via Crucis dipinta dal piacentino Luciano Ricchetti, sono, ad esempio, costruzioni piuttosto recenti.
Una visita nel paese è per apprezzare la spontaneità e l’accoglienza tipica di questa gente, lungo le strade come nei bar, come pure nei tanti locali di ristorazione che, nella stragrande maggioranza dei casi, preparano piatti sempre genuini e legati ai prodotti del territorio.
Qui ha lasciato il segno della sua maestrìa e della sua genialità uno tra gli chef più apprezzati a livello internazionale: quel Georges Cogny che ha reso famoso ed ha portato nel mondo il nome di alcuni ristoranti piacentini, e che qui ha gestito la Locanda Cantoniera.
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